San Severino – Dove tutto ha inizio

San Severino Marche, immerso nelle colline marchigiane, è un Comune ricco di storia e fascino. Con le sue piazze eleganti, i borghi medievali, i tesori d’arte e le bellezze naturali che lo circondano, è un luogo dove il passato incontra il presente in un equilibrio perfetto.

Ma è tra i suoi boschi che accade qualcosa di speciale. A pochi chilometri dal centro, si apre uno degli angoli più magici del territorio: la faggeta di Canfaito, un luogo senza tempo, dove la natura sembra custodire antichi segreti. Ed è proprio qui che comincia la nostra storia.

LIVELLO 1 – Canfaito: l’inizio del gioco

Tra nebbie leggere e alberi secolari, i nostri personaggi si incontrano per la prima volta. Non si conoscono ancora, ma ognuno di loro è stato chiamato qui per un motivo. Canfaito li accoglie in silenzio, come solo i luoghi pieni di mistero sanno fare.

È la prima tappa del festival, ma anche il primo livello del gioco. Qui i protagonisti dovranno unirsi, superare le prime prove, trovare indizi nascosti tra le radici e i rami, e cominciare a costruire l’alleanza che li guiderà fino al livello finale.

Canfaito, con i suoi colori, le sue leggende e la sua atmosfera sospesa, è il teatro perfetto per far nascere un’avventura. Un luogo reale, ma pronto a trasformarsi in uno spazio narrativo dove tutto può succedere.

Il gioco è cominciato.
E tutto parte da qui.

Pieve Torina – La sfida delle acque

Dopo il misterioso incontro a Canfaito, i nostri protagonisti si mettono in cammino. Il gruppo è ancora incerto, i legami fragili, ma qualcosa è cambiato: ora sanno di non essere soli.

La seconda tappa del loro viaggio li conduce a Pieve Torina, un borgo che sorge tra montagne e sorgenti, ricco di scorci silenziosi e natura incontaminata. Qui, dove l’acqua scorre limpida tra rocce e boschi, si snoda il Sentiero delle Acque, un percorso immersivo che custodisce una bellezza selvaggia e… pericolosa.

LIVELLO 2 – La Fata Caprina

Nel cuore del sentiero, tra cascate e pozze cristalline, ad attenderli c’è una creatura antica e inaspettata: la Fata Caprina.

Mezza leggenda e mezza incubo, la Fata Caprina non è la classica figura benevola delle fiabe. Ha corna ricurve, occhi profondi come laghi di montagna, e una voce fatta di suoni e incantesimi. Al ritmo di una musica ipnotica, avvolge i protagonisti in un turbine di illusioni e sfide.

Chi riesce a seguire il tempo della sua melodia, potrà avanzare. Chi sbaglia, rischia di perdersi nel labirinto d’acqua e suono.

Le prove sono dure, complesse, e toccano corde profonde: intuizione, coraggio, ascolto, collaborazione. I protagonisti dovranno imparare a seguire il ritmo… o riscriverlo insieme.

La seconda tappa del festival è un’immersione tra natura e mito, un’esperienza che intreccia paesaggio, performance e interazione.
A Pieve Torina, lungo il Sentiero delle Acque, non si passa semplicemente… si cambia.

Visso – Il labirinto delle memorie

Il cammino dei protagonisti li porta ora a Visso, paese segnato dal tempo e dalla forza della terra. Le vie interrotte, le case spezzate, i silenzi sospesi tra le pietre raccontano una storia che si respira, si cammina, si affronta. Qui, tra le macerie, non ci sono solo resti materiali, ma anche frammenti di qualcosa di invisibile e profondo.Il terzo livello del gioco si apre su un terreno instabile, dove ogni passo potrebbe essere una prova.

LIVELLO 3 – Qualcosa si nasconde tra le rovine

A Visso, i protagonisti dovranno affrontare enigmi nascosti tra le ombre, attraversare passaggi che sembrano chiusi da anni, ascoltare voci che non si sa se siano vere o solo echi del luogo. Le prove non saranno solo fisiche: saranno fatte di ricordi confusi, di scelte da prendere senza avere certezze, di fiducia da concedere… o negare. Qualcosa si muove tra le rovine. Non si mostra, non parla, ma c’è. Si insinua nei pensieri, osserva, aspetta. È come se le macerie stesse fossero abitate da una presenza che conosce le paure di ognuno. Chi o cosa sia, nessuno lo sa ancora. Ma tutti lo sentiranno.

A Visso, il gioco cambia di nuovo forma. Le regole non sono più chiare. E forse, la minaccia più grande… è ciò che non si riesce a vedere.

Castelsantangelo sul Nera – Tra natura selvaggia e storia antica

Castelsantangelo sul Nera è un piccolo borgo incastonato nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, un luogo dove la natura domina incontrastata e la storia si respira tra le pietre delle sue antiche chiese e dei suoi borghi. Qui, immersi tra boschi, fiumi e sentieri, il tempo sembra scorrere in modo diverso, accompagnato dal canto del vento e dal profumo della terra.

Il paese, con le sue origini medievali, conserva ancora oggi tracce di un passato ricco e articolato, come le chiese romaniche di San Martino e Santo Stefano, e le testimonianze di una comunità che ha saputo resistere alle avversità del tempo, compreso il duro colpo del terremoto del 2016 che ha segnato profondamente il territorio e la sua gente.

 

LIVELLO 4 – Folle folletto pazzerello

Castelsantangelo sul Nera è la cornice perfetta per la quarta tappa del nostro festival: un luogo sospeso tra leggenda e realtà, dove i protagonisti incontreranno Lo Sprevengolo, una figura dispettosa, folletto originario di Ancona che si aggira tra le meraviglie naturali dei sentieri di Castelsantangelo sul Nera, esso non parla ma comunica con il corpo, riusciranno i nostri eroi a risolvere gli enigmi usando solo astuzia e intelligenza collaborando con gli avventurieri?

Montemonaco – dove le nuvole danzano attorno alle cime dei Sibillini

Montemonaco è un baluardo di silenzio e mistica bellezza, adagiato sulle vette più pure del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Qui, le leggende di maghe e cavalieri si intrecciano alla roccia dei monti, in un paesaggio dove prati sconfinati si perdono verso il cielo e l’aria profuma di erbe aromatiche e di storia. Il borgo, custode di un patrimonio spirituale e naturalistico unico, vive all’ombra del vicino Santuario della Madonna dell’Ambro e protegge i segreti della Grotta della Sibilla. Le sue pietre parlano di secoli di devozione e mistero, resistendo con fierezza alle ferite del sisma, che non hanno scalfito lo spirito tenace dei suoi abitanti.

LIVELLO 5 – Tragedia e Musica

Tra i monti incantati di Montemonaco, dove le nuvole danzano attorno alle cime dei Sibillini e l’eco delle leggende si mescola al respiro del vento, i nostri protagonisti proseguito il loro viaggio nel filo invisibile del destino. Giunti nel borgo antico, tra pietre che custodiscono segreti di monaci e pastori, hanno incontrato lo Zampognaro Tragico e Filomena Tre Fili, sua moglie e tessitrice di memorie. Lui suona per un mondo che non ascolta più, lei tesse la lana al ritmo delle sue note, e ogni gesto intreccia passato e speranza. Guidati dalla loro musica, i tre compagni hanno affrontato indovinelli sonori e cercato parole nascoste tra i boschi, fino a lasciarsi trascinare in un ballo collettivo che ha sciolto il silenzio della montagna. Alla fine, Filomena ha donato loro una treccia di lana dai tre fili diversi, simbolo dei loro destini intrecciati. E quando lo Zampognaro, allontanandosi tra le ombre del tramonto, ha sussurrato “Forza Brandi”, il mistero si è compiuto: i tre eroi hanno scoperto di condividere quel nome antico, Brandi, e con esso una parentela nascosta, ritrovata nei sentieri dove la Sibilla ancora veglia e ogni passo diventa racconto.

Montegallo – tra boschi di castagni e ruscelli

Montegallo si distende come un anfiteatro naturale tra le verdi valli del Parco dei Sibillini, un luogo dove l’acqua scorre pura e l’uomo cammina in simbiosi con l’ambiente. Paese di antichi insediamenti e case di pietra, è un crocevia di sentieri che conducono a scoperte inattese: eremi nascosti, chiese campestri e una natura rigogliosa che invita al raccoglimento e all’esplorazione. La sua anima è fatta di comunità resiliente, legata alla sua terra e alle sue tradizioni, che ha affrontato con coraggio le sfide del terremoto, preservando intatta la sua identità fatta di semplicità e autenticità

LIVELLO 6 – Il contadino-hacker

Sulle pendici selvagge di Montegallo, tra boschi di castagni e ruscelli che cantano alle radici dei Monti Sibillini, Ronaldigno Champion il mago, KAELEN il guerriero e l’elfa Seraphina hanno vissuto una nuova prova del loro cammino. Qui hanno incontrato Fortunato 69, un contadino dall’aria semplice ma dallo sguardo enigmatico, che ha improvvisamente mandato in tilt il gioco: dietro la sua zappa e il suo sorriso si nascondeva infatti un hacker, emissario del misterioso Programmatore. L’inganno ha scosso i tre avatar, ma proprio nel caos Fortunato li ha guidati a riscoprire la forza della parola, della fiducia e dell’amore, insegnando che la vera connessione non è quella dei codici, ma quella che unisce la terra al cuore di chi la coltiva. Nei campi di Montegallo, tra borghi in pietra e panorami che si aprono sul Monte Vettore, i protagonisti hanno perduto le loro armi, spade che feriscono e bastoni del potere barattati con fili che uniscono, semi che crescono e un fazzoletto simbolo di amore, hanno imparato che la cura è la chiave di ogni rinascita, che la terra risponde solo a chi la ascolta. Così, mentre il sole tramontava sulle valli, i tre hanno compreso che anche un errore nel sistema può diventare rivelazione, e che perfino un contadino–hacker può custodire la verità più antica: l’amore come radice del mondo.

Arquata del Tronto – Dove il vento corre libero

Arquata del Tronto è un presidio unico e maestoso, l’unico comune in Europa bagnato da due Parchi Nazionali: i Monti Sibillini e il Gran Sasso e Monti della Laga. Il suo profilo è dominato dalla Rocca, una fortezza medievale che vigila su una terra di confine, sospesa tra mare e monti. Qui la storia è stratificata, dalle testimonianze romane lungo l’antico tracciato della Salaria ai borghi fortificati che punteggiano le pendici. Un territorio di selvaggia bellezza, ferito ma non domato dal sisma, dove la comunità custodisce con orgoglio un’identità forte, plasmata da secoli di vita in un crocevia di culture e natura.

LIVELLO 7 – La Sibilla

A Forca di Presta, dove il vento corre libero tra le creste del Monte Vettore e le nuvole si specchiano nei piani di Castelluccio, i tre eroi hanno incontrato lei, la più spietata alleata della Pantafa: la Strega Sibilla, signora delle illusioni e delle domande senza risposta. Nascosta tra le nebbie e i profumi d’erba selvatica, la Sibilla ha stregato il mago, l’elfa e il guerriero, confondendo i loro sensi e i loro cuori. Ogni sua parola era un incantesimo, ogni sguardo una ferita, e presto la montagna stessa è sembrata respirare la sua magia. Nella luce tagliente del tramonto, Kaelen il Guerriero, il più irascibile dei tre, ha ceduto alle sue provocazioni: la rabbia ha aperto la via all’incantesimo, e la strega si è impossessata di lui, trascinandolo nel suo oscuro abbraccio. Il vento ha urlato come un lamento antico mentre Kaelen cadeva, e la terra di Forca di Presta, soglia fra Marche e Umbria, ha accolto in silenzio la sua fine. Così, su quel passo battuto dai venti e carico di leggende, i compagni hanno compreso che anche la forza più grande può piegarsi al dubbio, e che ogni montagna custodisce la propria ombra.

Acquasanta Terme – La natura si apre in un intreccio di boschi, vento e silenzio

Acquasanta Terme sorge dove l’elemento acqua regna sovrano, donando il proprio nome e la propria essenza a questo angolo di Marca fermana. Il borgo è un connubio di storia e benessere, noto fin dall’antichità per le sue terme curative, le cui acque scorrono calde e ricche di minerali tra le gole rocciose del torrente Garrafo. Intorno, un paesaggio aspro e maestoso, solcato da gole profonde e sentieri che si inerpicano tra boschi e calanchi. Le sue architetture, dai ponti romani alle terme stesse, raccontano di un passato legato alla via Salaria e di una vocazione all’accoglienza che resiste nonostante le cicatrici del tempo e degli eventi sismici.

LIVELLO 8 – Il viaggio è giunto a compimento

Acquasanta Terme sorge dove l’elemento acqua regna sovrano, donando il proprio nome e la propria essenza a questo angolo di Marca fermana. Il borgo è un connubio di storia e benessere, noto fin dall’antichità per le sue terme curative, le cui acque scorrono calde e ricche di minerali tra le gole rocciose del torrente Garrafo. Intorno, un paesaggio aspro e maestoso, solcato da gole profonde e sentieri che si inerpicano tra boschi e calanchi. Le sue architetture, dai ponti romani alle terme stesse, raccontano di un passato legato alla via Salaria e di una vocazione all’accoglienza che resiste nonostante le cicatrici del tempo e degli eventi sismici.

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